ARTISTI OSPITI:

Iaia Forte,  Lella Costa, Arianna Scommegna,  Bebo Storti, Renato Sarti, Saverio La Ruina, Marco Manchisi, Cada die,  Elsinor, Teatro del Drago,  Urteatro, Jogijo.


Gli italiani. L’italiano. 


Come siamo cambiati nei 150 anni che ci distanziano dalla nascita dello stato unitario? Chi sono gli italiani? E’ più italiano Javier Zanetti (nonni “padani” e doppio passaporto, ma non può giocare in nazionale), o Fiona May (anglofona antillana ma “azzurra”)? Gustav Thoeni o Mario Balottelli? E poi esiste ancora l’italiano, inteso come lingua? O non bisogna anche in questo caso parlare di “italiani”, di numerose e varie lingue italiane?

Fino a 30 anni fa la lingua del teatro (e del cinema e della televisione) era l’italiano della “dizione”, una lingua artificiale, con le sue regole di “e” strette e larghe, di “z” sorde e sonore. Oggi, anche il tg1 è scandito in romanesco, e il cinema italiano è un florilegio di “prese dirette” con accenti regionali.

Per quanto riguarda il teatro, la drammaturgia italiana più interessante è sempre stata, in fondo, dialettale: Goldoni, Maggi, Eduardo, Fo. Da almeno 25 anni, poi esiste una “corrente”, che coinvolge teatro di narrazione e di ricerca, che individua nel dialetto la forma espressiva più efficace, grazie da un lato alla sua immediatezza e dall’altro ai suoi rimandi arcaici, rituali. Laura Curino, Marco Paolini, Le Albe, Scena Verticale, Emma Dante, Davide Enia, Mario Perrotta, Ascanio Celestini sono solo i più emblematici tra gli artisti che hanno utilizzato il vernacolo come “lingua teatrale”.

E del resto, il problema di quale codice linguistico usare quando si scrive un testo teatrale appare oggi fondamentale. Ed ecco allora la riscoperta di autori che mescolano il linguaggio classico e aulico a quello popolare, la poesia al tecnicismo, il dialetto al latino o all’inglese o allo spagnolo: gli esempi grandissimi dei “lombardi” Gadda e Testori. Oppure vediamo spuntare nei testi contemporanei il gergo giovanile, quello televisivo, il linguaggio dell’email o dell’sms, gli accenti degli italiani provenienti dall’Africa o dall’Europa dell’Est, il neologismo, il politichese.

Abbiamo cercato di avere queste riflessioni come fil rouge nelle scelte artistiche di quest’anno.

Quale Italia e quali italiani festeggeranno i 150 dell’Unità nazionale?

Un’Italia ancora divisa tra destra e sinistra come ai tempi di Don Camillo e Peppone, rievocati nello spettacolo di Elsinor Teatro.

Un’Italia ancora divisa nel confronto Nord-Sud, in un “duello a distanza” tra il Milanese di Enzo Jannacci (Roba minima s’intend dell’Atir) e il napoletano di Marco Manchisi (Il corpo di Totò); tra il romagnolo dei burattini del drago, l’umbro di Racconti con guerra e il sardo di Laribiancos dei Cadadie Teatro; o tra il bresciano di Urteatro (Ameleto dei porselli) e il calabro-lucano di Saverio La Ruina (La borto, storia al femminile, benché recitata da un attore maschio, tutta italiana, di maschilismo, miseria e mammane). O compendiati nella recitazione di un’unica attrice che mette in scena sette personaggi, tutti di regioni diverse (Qui città di M di Piero Colaprico con Arianna Scommegna).

Ma è malgrado tutto anche un’Italia dove le donne si stanno conquistando uno spazio sempre più ampio, per noi esemplificata dall’Erodiade di Testori, portata in scena da Iaia Forte o nelle parole poetiche recitate da Lella Costa in Femminile, singolare.

E’ un’Italia sempre più Europa, in cui i giovani  crescono come figli di un unico crogiolo, come testimoniato dallo spettacolo U, due, tres, tentativo di comunicazione che va oltre le lingue nazionali (italiano, spagnolo e portoghese, in questo caso).

Ed è un’Italia che è sempre più Africa, come ne La nave fantasma di Bebo Storti e Renato Sarti, tragica cronistoria di uno sbarco di clandestini in Sicilia.

E’ in mezzo a queste contraddizioni che abbiamo voluto navigare, certi che il nostro ruolo non è quello di sostituirci alla politica, ma di essere, come diceva Shakespeare, “specchio alla realtà”



         FESTIVAL DEL TEATRO POPOLARE DI RICERCA                          27 agosto/5 settembre 


Vallardi http://www.ultimaluna.org/U_L/vallardi.htmlshapeimage_9_link_0

Il Festival “L’Ultima luna d’estate” si terrà dal 26 agosto all’11 settembre 2011