L’ULTIMA LUNA D’ESTATE


Giunto alla 14a edizione, L’ultima luna d’estate occuperà tre week-end, dal 26 agosto all’11 settembre, coinvolgendo 13 Comuni dell’area del Parco di Montevecchia e del Consorzio Brianteo, scoprendo e valorizzando luoghi di grande pregio: ville, cascine, chiostri, piazzette. Oltre agli spettacoli serali, vi saranno come sempre aperitivi teatrali e spettacoli pomeridiani per famiglie. Come di consueto, il Festival affronterà una tematica attuale, con un sottotitolo significativo.


CONFLITTI (dedicato a Juliano Mer-Khamis, uomo di teatro, ucciso da fondamentalisti)


L’11 settembre del 2001 era appena terminata la quarta edizione de L’ultima luna d’estate e io mi ritrovai davanti al televisore che rimandava le immagini dell’attentato alle twin towers assieme a due artisti ospiti. I due artisti erano un ebreo e un musulmano e tutti e tre condividevamo gli stessi sentimenti.

L’arte e la cultura abbattono le barriere ideologiche, razziali, etniche. Il contributo che il teatro può dare, per cui ha sempre valore e attualità è proprio questo: un rito di condivisione, per comprendere meglio la realtà intorno a sé, una ginnastica di accettazione dell’altro, una palestra di democrazia.


Quest’anno il Festival prende spunto da una coincidenza che ci porta a celebrare la fatidica data. L’edizione di quest’anno, infatti, si concluderà l’11 settembre, a 10 anni esatti dall’attentato alle due torri.

Forse non tutti ne sono consapevoli, ma siamo in guerra. Siamo in guerra da 10 anni contro un nemico subdolo e invisibile. Siamo anche in guerra vera, con la Nato, in Libia.

Ma il conflitto non è necessariamente da vedersi in un’accezione negativa. Da ogni conflitto nasce qualcosa di nuovo, ed è con questo spirito che guardiamo alla “primavera” dei popoli mediterranei.

Per riflettere su questi temi, nell’incontro che accompagna l’inaugurazione, saremo guidati da un esperto di relazioni internazionali come Vittorio Emanuele Parsi. E per capire come la cultura e il teatro possano (debbano?) occuparsi dell’attualità politica ci avvarremo del contributo di Gabriele Vacis, uno dei maggiori registi italiani.


Nel programma di quest’anno, passeremo attraverso conflitti significativi della nostra storia: dalle guerre del Risorgimento che hanno portato all’Unità d’Italia 150 anni fa, all’ultima guerra mondiale, da cui è nata l’Italia di oggi, vista con gli occhi del bambino del “Sentiero dei nidi di ragno” di Calvino o di un reduce della campagna di Russia (Simone Cristicchi, per l’occasione accompagnato da un coro alpino), o dei fratelli Cervi. Ma, più vicino a noi, gli anni 70: le illusioni rivoluzionarie dei giovani da una parte e la tremenda realtà del terrorismo dall’altro (“Come mi batte forte il tuo cuore”, tratto dal libro di Benedetta Tobagi).

E come non ricordare la tragedia del popolo ebraico?  Ma anche il conflitto arabo-israeliano, con un testo dell’algerino Mohamed Kacimi, significativamente proposto a Bulciago, paese di Vittorio Arrigoni, cooperante ucciso da fondamentalisti salafiti. E algerina è anche Assia Djebar, autrice di “Vasta è la prigione”, che ci parla della condizione femminile nei paesi musulmani, per l’interpretazione di Licia Maglietta.


Episodi che fanno pensare al “Silenzio di Dio”, significativo titolo di uno spettacolo basato sul “Discorso dell’inquisitore” di Dostoevskij, che riassume l’eterno conflitto tra il Bene e il Male.


Chiuderemo simbolicamente questo decennio con una veglia teatrale, un’intera notte di spettacoli, quella tra il 10 e l’11 settembre, con letture, spezzoni di film (grazie alla collaborazione del Bloom di Mezzago), contributi di artisti vari.

Per arrivare a chiudere il programma con “In queste stagioni furiose”, omaggio all’America, con le parole di Raymond Carver, interpretate da Maddalena Crippa.