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In tutte le culture, la morte è un fatto naturale. Dall’Irlanda all’isola di Bali, dalla Calabria alle steppe russe, le comunità si riuniscono a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando o ubriacandosi.

Noi vogliamo riprendere questa tradizione: proporre una veglia, laica, anche per chi non ha avuto questa possibilità.

Nel caso Englaro abbiamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la polemica sostituiva la pietà. Addirittura c’è chi ha parlato di cultura della vita opposta a cultura della morte.

Viviamo in una società che vende modelli di giovinezza e prestanza e la morte cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla.

Vogliamo invece parlarne. Citando Dante, Shakespeare, Sofocle (Beppino Englaro, come Antigone, sfida la ragion di stato per amore). Vogliamo riflettere attraverso canti, letture, brani poetici. Per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.

    
   UNA QUESTIONE DI VITA 
  E DI MORTE
  Veglia per E.E.
    di  e con Luca Radaelli
    accompagnamento musicale e canto Marco Belcastro
     
    con il prezioso contributo di Beppino Englaro e del suo
    libro “Eluana. La Libertà e la vita”, scritto in 
    collaborazione con Elena Nave, edito da Rizzoli
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“Uno spettacolo sobrio che affronta un tema ostico, difficile…Radaelli, col solo accompagnamento al piano e alla chitarra, dà all’ora e mezza del suo monologo la forza di una veglia laica”. 

Onide Donati, L'Unità


“Il pubblico, in un’ora e mezza trascorsa in religioso silenzio, è stato preso per mano e condotto in un viaggio, in quella “terra di nessuno che in realtà è terra di tutti”, per accostarsi a un tema ritenuto indicibile”. 

Daniele De Salvo, Il Giorno


“Radaelli, come Marco Paolini, racconta con lucidità e commozione una storia. Un teatro civile, quindi, nel senso più autentico del termine: Non imbonimento propagandistico o comizio politico, ma teatro che usa i suoi propri mezzi: un attore che narra; un musicista che sottolinea alcuni momenti con canzoni e melodie – quasi coro tragico; una platea che partecipa mangiando e bevendo– e, contemporaneamente, ascolta e pensa: Radaelli dimostra di essere un grande attore non solo per la presenza scenica, per la capacità di recitare e cantare, emozionando se stesso e il pubblico, ma perché per un’ora e mezzo non trasforma mai se stesso nel protagonista del racconto ma resta il cantore della narrazione altrui”.

Simona Frigerio, persinsala.it 

«E così sia» è la frase conclusiva della performance che Beppino Englaro non ha esitato a definire «una cosa semplicemente grande, come avrebbe detto l’Eluana». E noi spettatori lo diciamo ora con lei.

Betty Paraboschi, quotidiano Libertà di Piacenza, 26 novembre 2010


"Finalmente un esempio di teatro civile coinvolgente e attuale"

Erica Culiat, Il Messaggero veneto, 14 novembre 2010


Lo spettacolo evita le polemiche politiche, non cade nel tranello delle tesi ideologiche, non grida e non piange. L'attore, con pacatezza e misura, fa invece appello alla ragione.


Alessandro Faliva, Brescia oggi



“Il linguaggio discreto e penetrante, il felice affiatamento fra i due artisti consentono, senza esibizioni muscolari, di far passare il messaggio civile, il rifiuto fermo, ma non urlato, di una morale di stato. E lo spettatore se ne esce in silenzio, ma carico della voglia di impegnarsi in una battaglia di libertà”.


Claudio Facchinelli, Teatri delle diversità


“Un racconto intenso che restituisce le emozioni e soprattutto ripropone gli interrogativi e le riflessioni scaturite dalla vicenda di Eluana. Non una rievocazione, ma uno sguardo sul nostro futuro”. 

On. Benedetto Della Vedova – parlamentare PDL e membro direttivo nazionale 
 

 "Spettacolo  molto pregnante: che tocca tutti i principali argomenti legati al tema del fine vita con modalità chiare, incisive e nel contempo scorrevoli". 


Dott. Mario Tavola - responsabile reparto rianimazione Ospedale Manzoni di Lecco



PERMESSO SIAEveglia_files/siae%202010_11.pdf